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Assoggettabilità fiscale criptovalute: una nuova sentenza del TAR

Sono sempre più numerose le persone che scelgono di investire in criptovalute, monete virtuali che sono senza alcuna dubbio caratterizzate da una volatilità a dir poco estrema, ma che allo stesso tempo possono comportare un buon guadagno, soprattutto nel breve periodo. Non solo, sono anche molte le persone che iniziano a guardare alle criptovalute come ad un investimento di protezione, un asset per diversificare il proprio portafoglio e mettere al sicuro tutte le altre forme di investimento condotte nel corso degli anni. Nonostante la loro sempre maggiore diffusione, le criptovalute sono ancora oggi una novità e proprio per questo motivo attorno a loro aleggia un’aura di mistero e incomprensione.

Tra le questioni in assoluto più dibattute in questi ultimi anni, l’assoggettabilità fiscale delle criptovalute. Una sentenza del TAR Lazio del mese di gennaio 2020 potrebbe portare un po’ di chiarezza sulla questione. La sentenza fa riferimento al ricorso rivolto al TAR da due associazioni di categoria. Secondo queste associazioni infatti non sarebbe corretto che l’Agenzia delle Entrate abbia introdotto l’obbligo di monitoraggio fiscale per le monete virtuali, introduzione avvenuta con il modello per la dichiarazione dei redditi 2019 relativo alle persone fisiche. Secondo le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate, all’interno del modello è necessario inserire, nel quadro RW, anche le criptovalute, considerate come redditi finanziari di provenienza estera.

Perché le associazioni di categoria hanno deciso di fare ricorso al TAR? A loro avviso la decisione presa dall’Agenzia delle Entrate non avrebbe alcun tipo di fondamento normativo. Inoltre l’Agenzia delle Entrate avrebbe equiparato in modo del tutto erroneo le valute virtuali agli investimenti finanziari esteri. Non solo, stando a quanto affermato da questa associazioni, l’art. 3, comma 5 del d.lgs. 231/2007 prevede che coloro che prestano un servizio con valuta virtuale non siano equiparabili ad operatori finanziari.

Le motivazioni apportate dalle associazioni sembrano a prima vista avere un valore, ma il TAR Lazio ha rigettato il ricorso. Secondo il TAR la richiesta dell’Agenzia delle entrate deve essere letta come uno strumento che consente di conoscere al meglio la situazione economica delle persone fisiche, uno strumento che si basa sugli obblighi dichiarativi del D.L. 167/1990 con le relative modifiche introdotte dal D.lgs. 90 del 2017. In questi decreti si prevede infatti proprio che le monete virtuali siano considerate proprio come un’operazione ai fini del monitoraggio fiscale. Il TAR Lazio ha aggiunto che le monete virtuali sono riconducibili ad una ricchezza fisica reale e quindi ad una ben precisa una capacità contributiva. Proprio per questo motivo è bene che siano soggette ad un’adeguata forma di tassazione. Le criptovalute in questo modo vengono investite di un carattere funzionale, che sino a questo momento invece si credeva non avessero.

La scelta del TAR Lazio sembra da questi punti di vista essere coerente con la legislazione italiana, ma è necessario sottolineare che si tratta di una decisione che non ha precedenti in Italia, me neanche in Europa e nel resto del mondo. In molti altri paesi infatti è stato deciso che le operazioni con le criptovalute sono del tutto esenti da tassazione. La decisione del TAR Lazio accende un precedente. D’ora in avanti gli investitori che credevano di essere al sicuro dalla tassazione delle monete virtuali, potrebbero dover pagare delle tasse. Quel che è certo è che questa decisione e le incongruenze con gli altri paesi, fanno comprendere che non ci sono delle leggi chiare trasparenti al riguardo, leggi che è bene invece vengano al più presto emanate.

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