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Dermopen: dispositivi medici o no?

Capita spesso, in particolare successivamente alla presentazione sul mercato di nuove apparecchiature per trattamenti estetici, che si apra un dibattito su chi le può utilizzare, se esse siano o meno dispositivi medici, se il loro utilizzo possa essere estetico o estetico-medicale.

Il decreto sulle apparecchiature utilizzabili nei centri estetici, che nell’ultima edizione, ha inserito la nuova scheda sugli apparecchi di dermopigmentazione, ovvero i tatuaggi estetici, rimane ovviamente limitato rispetto alle sempre continue innovazioni tecniche.

Sono recentemente entrate sul mercato le cosiddette “dermopen”, che i produttori vorrebbero simili agli apparecchi di dermopigmentazione, dato che sono meno invasive delle macchinette per tatuaggio, ma che avendo un metodo di azione completamente diverso, non rientrano, né in questa, né in altre schede ministeriali.

L’azione dell’acido ialuronico è nota, così com’è noto il fatto che esso lentamente viene assorbito dal corpo, facendo progressivamente ricomparire le rughe e gli inestetismi.

A fronte della ricomparsa delle rughe, il paziente richiede un nuovo intervento, che in teoria dovrebbe corrispondere all’iniezione di una quantità di liquido pari a quello assorbito, ma se invece di fare ciò si inietta un’intera nuova dose, anche per giustificare il costo dell’intervento, si innesca un meccanismo di progressivo “gonfiamento”, di cui purtroppo vediamo spesso gli effetti.

Vediamo innanzitutto come agiscono le dermopen e quali possono essere i vantaggi rispetto ad un trattamento con il botox o con l’acido ialuronico, scusandoci con gli specialisti se la nostra spiegazione può essere non strettamente scientifica.

La dermopen ha normalmente tre accessori, due sono delle testine rotonde, massaggianti e riscaldanti e con queste si colloca nei trattamenti di pura estetica, che certamente non invadono il campo medico.

Il terzo accessorio è un ago che non è destinato a venire in contatto con la pelle, per tale ragione non ha alcuna affinità con il tatuaggio, anzi se l’ago venisse in contatto con la pelle renderebbe non funzionante l’apparecchio che si porrebbe automaticamente in modalità sospesa.

Il trattamento consiste nell’avvicinare la punta dell’ago a circa un millimetro dalla pelle e poi mediante un comando far scoccare una scintilla tra la punta e la pelle.

Questa scintilla provoca una micro-ustione della dimensione di circa mezzo millimetro di diametro ed interessa solo la parte superficiale della cute.

Agendo ai lati della ruga da trattare, ad una distanza di un paio di millimetri da un punto all’altro si generano due linee di micro-scottature.

La parte sottostante della pelle, pur non essendo interessata dalla scottatura si attiva per porre rimedio e risanare i punti ustionati.

Questa attività innescata da tutti i punti generati con la dermopen, rialza il livello della pelle riducendo ed a volte facendo scomparire la ruga.

Il principio consiste nel provocare la produzione di collagene e di acido ialuronico da parte del corpo, anziché iniettarlo con la siringa.

Inoltre, essendo la sollecitazione uniforme e propagandosi sotto la pelle in modo omogeneo, non presenta le problematiche dell’iniezione, che deve essere rivolta in varie direzioni.

Dopo il trattamento, per alcuni giorni si applica una crema protettiva e colorante che nasconde tutti i punti di micro-scottatura.

Dato che nulla è per sempre, anche l’effetto di questo trattamento ha una durata definita e le rughe ricompaiono, ma a differenza delle iniezioni, non è invasivo, non ha l’effetto accumulo e rigonfiamento progressivo e soprattutto stimola l’azione interna del corpo senza introdurre elementi esterni.

Noi non possediamo le capacità per valutare e mettere a confronto questi due metodi, ma è evidente che la semplicità esecutiva e la economicità del trattamento, apre ampi spazi a questa attività di riduzione degli inestetismi della pelle dovuti all’invecchiamento.

Possiamo affermare che sul piano dell’invasività è molto meno pesante del tatuaggio, che oltre ad entrare nella pelle, vi inietta delle sostanze estranee, come gli inchiostri. 

Però questo dispositivo è attivo, certamente fornisce energia al corpo e soprattutto ne altera l’equilibrio, almeno in una piccolissima zona, ed è proprio quell’alterazione che produce l’effetto desiderato di far “sollevare” la depressione della pelle.

A nostro avviso il sistema è efficace, osservando i risultati, è semplice e certamente alla portata della professionalità di un’estetista, non presenta i problemi delle iniezioni, che giustamente sono un compito del personale medico, pur tuttavia rimane il quesito, è esclusivamente dispositivo medico o si colloca in uno spazio border line tra il medicale e l’estetico, che provocherà delle reazioni simili a quelle registrate verso le stanze del sale?

La nostra opinione è che sia un dispositivo medico attivio, senza dubbio, ma non vogliamo aprire una querelle con tutti coloro che stanno proponendo questo prodotto ai centri estetici.

Il futuro non tanto lontano ce lo racconterà, per ora rimane una situazione non meglio definita, nella quale alcune ditte vendono le dermopen come dispositivi medici, altre come apparecchiature per estetica, fino a nuova contestazione.

A chi si affida a noi per ricevere consulenza per la marcatura CE, forniamo la nostra interpretazione, ma rispettiamo la decisione dei nostri clienti, che in ultima analisi sono coloro che si assumono la responsabilità di ciò che immettono sul mercato.

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